Molto probabilmente, Michael Jackson e Tamara de Lempicka sarebbero stati ottimi amici. Sotto molti aspetti; la passione per la moda, per la vita sregolata, gli eccessi su più fronti, la loro grande influenza sulla cultura pop del tempo ma soprattutto, sarebbero stati legati da una forte glorificazione della propria immagine.
Alla base di tutto, come sappiamo, rimane sempre e comunque l’ambizione, da non intendersi con accezione negativa, sia chiaro.
Tamara Gorska veniva da una famiglia della Polonia dei primi del novecento e durante la Rivoluzione bolscevica, fu costretta ad occultare la sua grande passione per il lusso e l’immagine. Salvo poi riscattarsi con tanti mezzi, a partire dal proprio corpo fino ad arrivare al suo innato talento per la pittura. La persona di Tamara de Lempicka si sposa con un forte slancio della celebrazione del sé; i suoi dipinti, ritratti di gente nobile ma anche di prostitute incontrate per caso, sono vere e proprie deificazioni, gigantografie umane. Statue su tela. Mussolini avrebbe dovuto farsi ritrarre da Tamara de Lempicka e il gusto estetico fascista è evidente nel Ritratto della Duchessa de La Salle.

Lo sguardo e la posa di una donna che ha l’autorità di un uomo. Tamara era simpatizzante fascista, ma della politica non gliene fregava niente. Eppure alcuni suoi quadri potrebbero essere utilizzati per propaganda politica. Non a caso persino Hitler era un estimatore dell’opera dell’icona Lempicka.
La stessa maestosità, non solo fine a se stessa a livello estetico ma funzionale a livello politico, si ritrova nell’opera di Vera Mukhina, riconosciuta rivale della Lempicka in quanto le sue sculture, oltre a possedere la stessa potenza e impatto visivo delle opere di Tamara, sono create col chiaro intento di emancipare la classe operaia e sono un vero e proprio inno al totalitarismo di sinistra.
Anche il più incallito destroide non può rimanere impassibile al dinamismo dei due operai ritratti come eroi in Worker and Kolkhoz Woman

Worker and Kolhkoz Woman
I due personaggi sprigionano un dinamismo che in Tamara è insito tutto nello sguardo e nella posa statica, quasi annoiata, della figura.
Sono due tipi di potenze diverse; da un lato, l’autoindulgenza di destra; dall’altro, la corsa alla lotta comunista.
In un ipotetico scontro a braccio di ferro fra Tamara de Lempicka e Vera Mukhina, sarebbe arduo far pronostici su chi potrebbe avere la meglio (non se contiamo la stazza della Mukhina, decisamente più robusta della Lempicka).
Sullo stile di entrambe, ma con molta meno apparente ostentazione, il manifesto totalitarista lo si trova anche in un’altra icona pop del Novecento, ovvero Michael Jackson.
Più affine a Tamara per quanto riguarda la celebrazione della propria immagine (non dipingendo, Michael Jackson tende ad esprimere tale celebrazione in maniera più varia, oltre alla musica), la marcia trionfale di Michael Jackson nel breve filmato famoso come History Teaser, risalente al 1995, è molto simile a quella di Hitler che dispiega le truppe del suo Terzo Reich. La sola differenza può essere il sorriso sulle labbra dell’indiscusso leader, il cui aspetto, nonostante gli stravolgimenti estetico/artificiali, risulta senz’altro più gradevole di quello del fueherer.
Corazzato in argento, medaglie, truppe al seguito e folla adorante, edifici che sembrano sfondi di quadri della Lempicka (o sculture della Mukhina). Michael Jackson, già da sei anni incoronato Re del Pop, cammina non tanto con la fierezza di un Duce, ma il suo status di trascinatore di masse è quanto mai lì, presente più che mai. Il suo incedere è più quello di un bambino che è finalmente riuscito a diventare padrone del parco gioche delle sue fantasie. Il filmato culmina con la deposizione della gigantesca statua con le sembianze del Re, monumento alla Storia, appunto, perché Jackson la storia l’ha fatta e come. Questo filmato testimonia come Michael non sia un cantante o un ballerino o musicista come può esserlo James Brown o Prince, ma un’icona della stessa grandezza e influenza di Ernesto Che Guevara, Madre Teresa o Giovanni Paolo II. Michael Jackson è una superstar.
Megalomania? Certo. Autocelebrazione? Come no, è di questo che stiamo parlando. E anche di totalitarismo, nella sua accezione di autocelebrazione (Lempicka, Jackson), nella propaganda politica (Mukhina) e nella sua forma più innocente e kitsch (Jackson).